Blog · Emozioni · Equilibrio · Scelte quotidiane
Ciao, come stai?
Ascoltare le emozioni, riconoscere ciò di cui abbiamo bisogno e trasformare la consapevolezza in scelte quotidiane.

In questo articolo
- Quando sai come stai, ma non sai come stare meglio
- Stare bene ha più di una dimensione
- Le emozioni: una bussola da imparare a leggere
- Di che cosa nutriamo la nostra vita emotiva?
- La nostra postura emotiva: scegliere ciò che desideriamo coltivare
- Anche quando stiamo bene, abbiamo bisogno di prendercene cura
- Il cambiamento autentico prende forma nella quotidianità
- E tu, come stai?
«Ciao, come stai?»
Una delle domande che ci rivolgiamo più spesso.
La facciamo incontrando un'amica, rispondendo al telefono, salutando un collega, ritrovando qualcuno dopo tanto tempo.
«Bene, grazie. E tu?»
A volte è una risposta sincera. Altre volte è un'abitudine, una forma di cortesia, un modo per proseguire la conversazione senza soffermarci troppo.
Ma c'è un aspetto di questa domanda sul quale vorrei invitarti a riflettere.
Sappiamo davvero che cosa significa, per noi, stare bene?
E soprattutto, quando ci accorgiamo che qualcosa non va come vorremmo, sappiamo che cosa fare per cambiare?
Perché riconoscere come ci sentiamo è importante.
Ma non sempre è sufficiente.
Quando sai come stai, ma non sai come stare meglio
Questa distinzione appartiene anche alla mia storia.
Ripensando al mio percorso, credo di avere sempre prestato attenzione a come stavo, a ciò che provavo e alle sensazioni che accompagnavano le mie esperienze.
Non era tanto la difficoltà ad ascoltarmi.
Era piuttosto quella di trovare risposte, strumenti e possibilità per modificare ciò che non mi faceva stare come avrei desiderato.
Con il tempo ho compreso che essere consapevoli di una difficoltà non significa automaticamente sapere come affrontarla.
Possiamo riconoscere una situazione che ci pesa e continuare a viverla.
Possiamo desiderare un cambiamento e sentirci incapaci di realizzarlo.
Possiamo sapere che una determinata abitudine non ci aiuta e ritrovarci, ogni volta, a ripeterla.
È anche da questa ricerca che è nato il mio percorso professionale.
Prima ancora di diventare il mio lavoro, il Coaching è stato parte del mio percorso personale.
La formazione, lo studio, gli strumenti incontrati nel tempo e soprattutto le persone con le quali ho avuto l'opportunità di confrontarmi mi hanno aiutata a comprendermi meglio.
Ogni incontro è stato, in qualche modo, uno specchio.
Attraverso storie, esperienze e punti di vista differenti ho potuto osservare anche aspetti di me che non avevo ancora riconosciuto pienamente.
E ho scoperto qualcosa che continua ad accompagnarmi nel mio lavoro:
non basta sapere dove ci troviamo. Abbiamo bisogno anche di comprendere in quale direzione desideriamo andare e quali risorse possiamo utilizzare per avvicinarci a quella condizione.
Stare bene ha più di una dimensione
Recentemente ho letto una riflessione del filosofo Vito Mancuso che mi ha riportata proprio a questa domanda.
Che cosa significa davvero stare bene?
Spesso associamo questa condizione al corpo: avere energia, dormire bene, sentirci in forma, non avere particolari disturbi.
Sono aspetti importanti, naturalmente.
Ma raccontano soltanto una parte della nostra esperienza.
Possiamo sentirci fisicamente in forma e attraversare un periodo di profonda insoddisfazione.
Oppure affrontare una difficoltà e continuare a trovare significato, piacere e serenità nelle nostre giornate.
Il nostro equilibrio nasce dall'interazione di molte dimensioni.
C'è il corpo, con i suoi bisogni e i suoi ritmi.
C'è la vita emotiva, con ciò che proviamo, desideriamo, temiamo e speriamo.
Ci sono le relazioni, che possono sostenerci oppure assorbire gran parte delle nostre energie.
Ci sono i valori, le convinzioni e il significato che attribuiamo alle nostre scelte.
E c'è il modo in cui tutto questo si intreccia nella nostra quotidianità.
Stare bene non significa soltanto che tutto funzioni. Significa anche riconoscerci nella vita che stiamo vivendo.
Le emozioni: una bussola da imparare a leggere
Tra tutte queste dimensioni, ce n'è una alla quale desidero dedicare particolare attenzione: le emozioni.
Le incontriamo continuamente.
Nell'entusiasmo con cui iniziamo un progetto.
Nella soddisfazione che proviamo dopo una giornata significativa.
Nell'irritazione che emerge quando qualcuno supera un nostro limite.
Nella tristezza che accompagna una perdita.
Nella paura che può comparire davanti a una scelta importante.
Eppure, spesso, ci comportiamo come se alcune emozioni fossero gradite e altre dovessero essere eliminate il prima possibile.
Vorremmo sentirci sempre sereni, motivati, fiduciosi.
Ma le emozioni non sono un esame da superare.
Sono parte della nostra esperienza e possono offrirci informazioni preziose.
Mi piace pensarle come una bussola interiore.
Non perché ogni emozione ci indichi automaticamente la decisione giusta.
La paura, per esempio, non significa necessariamente che dobbiamo fermarci. E l'entusiasmo non garantisce che una scelta sia quella più adatta a noi.
Ma entrambe possono invitarci a esplorare qualcosa.
Che cosa temo di perdere?
Che cosa desidero proteggere?
Quale bisogno sta cercando attenzione?
Che cosa mi fa sentire viva o vivo, coinvolta o coinvolto, in sintonia con ciò che conta per me?
Le emozioni diventano così un punto di partenza per conoscerci meglio.
Non devono necessariamente decidere al posto nostro.
Possiamo imparare ad ascoltarle, comprenderle e scegliere come rispondere.
È in questo spazio, tra ciò che sentiamo e ciò che decidiamo di fare, che possiamo allenare una parte importante della nostra libertà.
Di che cosa nutriamo la nostra vita emotiva?
Quando pensiamo a prenderci cura di noi, spesso ci concentriamo su ciò che mangiamo, su quanto ci muoviamo o sulle ore che dedichiamo al riposo.
Ma raramente ci chiediamo con la stessa attenzione:
Di che cosa sto nutrendo le mie emozioni?
Quali pensieri accompagnano più spesso le mie giornate?
Quali conversazioni mi lasciano una sensazione di leggerezza e quali, invece, continuano a pesarmi?
Quali relazioni mi permettono di esprimermi liberamente?
Quanto spazio dedico a ciò che mi incuriosisce, mi coinvolge, mi fa sorridere?
E quanto ne concedo a ciò che alimenta continuamente tensione, confronto, giudizio o preoccupazione?
Non possiamo scegliere tutte le emozioni che proveremo.
Né possiamo evitare ogni esperienza spiacevole.
Possiamo però diventare più consapevoli dell'ambiente emotivo nel quale trascorriamo le nostre giornate.
Delle parole che utilizziamo quando parliamo a noi stessi.
Degli stimoli ai quali ci esponiamo.
Delle persone con le quali scegliamo di condividere il nostro tempo.
Del modo in cui interpretiamo ciò che ci accade.
Non si tratta di cercare soltanto emozioni piacevoli o di allontanare tutto ciò che ci mette in difficoltà.
Anche la tristezza, la rabbia e la paura meritano ascolto.
Si tratta piuttosto di riconoscere quali esperienze ci aiutano a crescere e quali modalità, quando diventano abituali, finiscono per allontanarci dall'equilibrio che desideriamo.
La nostra postura emotiva: scegliere ciò che desideriamo coltivare
Mi piace pensare che la nostra postura emotiva sia il modo in cui scegliamo di stare nella vita.
Non riguarda soltanto la capacità di affrontare una difficoltà, ma anche quella di riconoscere ciò che accade dentro di noi e di prendercene cura intenzionalmente.
Ogni giorno viviamo esperienze che suscitano emozioni, attivano pensieri, richiamano ricordi e influenzano il modo in cui interpretiamo ciò che ci circonda.
Spesso queste dinamiche si attivano senza che ce ne accorgiamo.
Una parola può farci sentire inadeguati.
Un imprevisto può trasformarsi in una fonte di preoccupazione.
Un confronto con gli altri può farci perdere di vista ciò che abbiamo già costruito.
Ma possiamo imparare a riconoscere questi meccanismi.
Possiamo domandarci se il significato che stiamo attribuendo a un'esperienza sia l'unico possibile.
Possiamo osservare dove stiamo indirizzando la nostra attenzione.
E possiamo scegliere, con maggiore intenzionalità, quali atteggiamenti e quali risorse desideriamo alimentare.
Perché ciò che coltiviamo quotidianamente contribuisce a dare forma al nostro modo di vivere.
La gratitudine può aiutarci a riconoscere ciò che è già presente.
La curiosità può aprirci a prospettive che non avevamo considerato.
La fiducia può sostenerci quando affrontiamo qualcosa di nuovo.
La gentilezza verso noi stessi può aiutarci a vivere le difficoltà senza aggiungere il peso del giudizio.
Non significa riuscire a sentirci sempre sereni, fiduciosi o riconoscenti.
Significa comprendere che, anche quando non possiamo decidere quale emozione proveremo, possiamo allenare il modo in cui la accogliamo e scegliamo di rispondere.
La consapevolezza ci offre la possibilità di scegliere. Le nostre scelte quotidiane ci permettono di coltivare la direzione nella quale desideriamo crescere.
Ed è anche così che possiamo prenderci cura del nostro equilibrio: non soltanto quando viene meno, ma soprattutto quando desideriamo preservarlo e continuare a nutrirlo.
Anche quando stiamo bene, abbiamo bisogno di prendercene cura
C'è un'altra considerazione che mi sta particolarmente a cuore.
A volte stiamo bene davvero.
Ci sentiamo soddisfatti, abbiamo energia, viviamo relazioni significative, attraversiamo un periodo sereno.
Ed è una condizione da riconoscere e apprezzare.
Ma stare bene oggi non significa che il nostro equilibrio si manterrà identico nel tempo.
La vita cambia.
Cambiano gli impegni, le relazioni, le responsabilità.
Cambiamo anche noi.
Quello che ci dava energia qualche anno fa potrebbe non avere più lo stesso effetto.
Un'abitudine che in passato ci aiutava potrebbe essere diventata poco funzionale.
Un equilibrio costruito con attenzione potrebbe richiedere nuovi aggiustamenti.
Il benessere non è qualcosa che conquistiamo una volta per tutte. È una relazione che continuiamo a costruire con noi stessi e con la vita.
Per questo mi piace parlare di scelte quotidiane.
Non soltanto delle grandi decisioni che cambiano la direzione della nostra esistenza, ma anche di quelle apparentemente piccole.
Il modo in cui iniziamo una giornata.
L'attenzione che dedichiamo al riposo.
La disponibilità ad ascoltare una persona cara.
La capacità di riconoscere quando abbiamo bisogno di una pausa.
La scelta di non trasformare ogni imprevisto in una battaglia.
Il tempo che riserviamo a qualcosa che ci dà piacere.
Sono gesti semplici, ma possono contribuire a costruire la qualità delle nostre giornate.
E soprattutto ci ricordano che prenderci cura di noi non è necessario soltanto quando qualcosa non funziona.
È anche un modo per valorizzare e proteggere ciò che abbiamo già costruito.
Il cambiamento autentico prende forma nella quotidianità
Nelle persone che incontro riconosco spesso una situazione che conosco anche attraverso la mia esperienza.
Sanno che qualcosa dovrebbe cambiare.
A volte sanno perfino che cosa desidererebbero.
Ma non riescono a individuare come passare dalla consapevolezza all'azione.
È una distanza che può generare frustrazione.
Ci si sente bloccati, si continua a rimandare oppure si prova a cambiare tutto insieme, per poi tornare alle abitudini precedenti.
In altri casi, il problema non è la mancanza di volontà.
È la presenza di convinzioni che restringono le possibilità.
«Non sono capace.»
«Ormai sono fatta o fatto così.»
«Non posso deludere gli altri.»
«Se non riesco a fare tutto, tanto vale non cominciare.»
Frasi che possono diventare così familiari da sembrare verità.
Ma una convinzione non è necessariamente un fatto.
E riconoscerla può aprire uno spazio nuovo.
È proprio qui che entra in gioco il mio lavoro come LifeStyle Coach.
Accompagno le persone a trasformare la consapevolezza in cambiamenti concreti.
Perché comprendere ciò che proviamo, riconoscere le nostre convinzioni e individuare ciò di cui abbiamo bisogno è fondamentale.
Ma è nella quotidianità che queste scoperte possono diventare nuove possibilità.
Tra le pieghe delle nostre giornate, nelle abitudini che ripetiamo, nelle relazioni che viviamo, nel modo in cui gestiamo le emozioni, il tempo e le energie.
Il mio approccio integra Coaching, Neurocoaching, Counseling e strategie di stile di vita, mettendo in relazione il lavoro interiore con le scelte quotidiane.
Non si tratta di rivoluzionare la propria vita o di inseguire un modello ideale di benessere.
Si tratta di riconoscere ciò che conta davvero per noi e imparare a tradurlo in comportamenti, scelte e abitudini capaci di sostenerci nel tempo.
Perché il cambiamento autentico non rimane soltanto dentro di noi. Prende forma nel modo in cui scegliamo di vivere, ogni giorno.
E tu, come stai?
Vorrei tornare alla domanda iniziale.
«Ciao, come stai?»
Forse oggi puoi concederti qualche istante per rispondere in modo diverso.
Non cercare subito una soluzione.
Comincia da ciò che senti.
Poi prova ad andare un po' più in profondità.
Come sto, davvero, in questo periodo della mia vita?
Che cosa contribuisce al mio equilibrio?
Quali emozioni accompagnano più spesso le mie giornate e che cosa potrebbero raccontarmi?
Quale aspetto della mia vita desidero preservare?
E quale, invece, vorrei trasformare?
Non è necessario che tutte le risposte arrivino subito.
Ma può essere importante iniziare a porre attenzione alle domande giuste.
Perché qualche volta abbiamo bisogno di comprendere meglio ciò che stiamo vivendo.
Altre volte sappiamo già come stiamo, ma abbiamo bisogno di trovare nuove possibilità per stare come desideriamo.
E altre ancora stiamo bene e vogliamo imparare a custodire quella condizione, senza darla per scontata.
Il nostro equilibrio non è un traguardo immobile. È qualcosa che possiamo continuare a coltivare, attraverso le scelte, le relazioni e il modo in cui abitiamo le nostre giornate.
È questa la direzione che cerco di dare anche al mio lavoro.
Accompagnare le persone a riconoscere il proprio sentire, comprendere ciò che conta davvero e trasformare la consapevolezza in possibilità concrete.
Perché il cambiamento autentico non riguarda soltanto ciò che facciamo.
Riguarda anche il modo in cui impariamo a vivere ciò che siamo.
E allora torno a chiedertelo.
Ciao, come stai?
E soprattutto:
Come vorresti stare?
Che cosa stai scegliendo di coltivare, ogni giorno, per avvicinarti a come desideri stare?

