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Stefania Pagnoncelli Coach & Counselor · Progetto AutentiKa

Blog · Cambiamento · Abitudini · Fiducia in sé

Il momento giusto per cambiare: quanto ci costa continuare a rimandare?

Sul costo del non agire, sulla paura di sbagliare e sui piccoli gesti che rendono giusto il momento.

di Stefania Pagnoncelli · · 13 minuti di lettura

Una donna all'aperto, tra il verde, apre le braccia e alza lo sguardo verso il cielo

«Non aspettare il momento giusto. Fai del tuo meglio per rendere giusto il momento.»

In questo articolo
  1. Quando il momento giusto diventa una protezione
  2. Quella voce che ci dice: «Non sei abbastanza»
  3. La paura di sbagliare e il bisogno di essere perfetti
  4. Se so già che cosa dovrei fare, perché non lo faccio?
  5. Non ho tempo. Oppure non ho più energie?
  6. Perché aspettare che diventi urgente?
  7. La fiducia in noi stessi cresce anche attraverso l'azione
  8. Dal sapere al fare: quando il cambiamento diventa possibile
  9. E se il momento giusto fosse quello che scegli di costruire?
  10. Se senti che è arrivato il momento di occuparti anche di te

Quante cose abbiamo rimandato perché «non era ancora il momento giusto»?

Un progetto che ci appassiona. Un cambiamento nelle nostre abitudini alimentari. La decisione di prenderci maggiormente cura del nostro corpo. Un desiderio che continuiamo a custodire, qualcosa che potrebbe fare una differenza nella qualità della nostra vita.

«Adesso ho troppe cose da fare.»

«Quando sarò più tranquilla, o tranquillo, ci penserò.»

«Prima devo sistemare alcune situazioni.»

«Non ora. Non è il momento giusto.»

Sono frasi che conosco molto bene.

Le ho pronunciate tante volte anch'io.

A volte perché ero stanca. Altre perché avevo paura. Oppure perché ciò che desideravo fare mi sembrava troppo impegnativo rispetto alle energie e alle risorse che sentivo di avere a disposizione.

Rimandare, in fondo, mi rassicurava.

Mi permetteva di non affrontare immediatamente quella fatica, quel dubbio, quella sensazione di non essere ancora abbastanza pronta.

E così aspettavo.

Che arrivasse un periodo meno impegnativo. Che avessi più tempo. Che mi sentissi più sicura.

Finché ho cominciato a riconoscere qualcosa che prima mi sfuggiva.

Ero molto attenta al costo dell'agire, ma raramente mi soffermavo sul costo del non agire.

Mi chiedevo quanta fatica avrebbe richiesto iniziare, quali difficoltà avrei potuto incontrare e quanto avrei dovuto impegnarmi.

Molto meno spesso mi domandavo che cosa stessi perdendo continuando ad aspettare.

Quante possibilità stavo lasciando inesplorate?

Quanta soddisfazione mi stavo negando?

Quanto spazio stavo concedendo alle mie paure?

È stata una riflessione importante nel mio percorso personale.

E oggi la ritrovo frequentemente nelle storie delle persone che incontro e accompagno nel mio lavoro.

Quando il momento giusto diventa una protezione

C'è una frase che ho ascoltato recentemente e che mi ha fatto tornare su queste considerazioni:

«Non aspettare il momento giusto. Fai del tuo meglio per rendere giusto il momento.»

Mi piace perché ci invita a spostare l'attenzione da ciò che aspettiamo a ciò che possiamo scegliere.

Naturalmente, non tutti i momenti sono uguali.

Ci sono periodi nei quali le responsabilità sono particolarmente impegnative, le energie limitate e le priorità richiedono di essere riorganizzate.

Il momento conta. E conta anche la capacità di rispettare i nostri tempi e calibrare le aspettative.

Ma c'è una differenza importante tra scegliere consapevolmente di rimandare qualcosa e continuare a rimandarla perché aspettiamo condizioni perfette.

Nel primo caso stiamo prendendo una decisione.

Nel secondo rischiamo di lasciare che siano le nostre paure, le abitudini o le circostanze a decidere per noi.

A volte il momento giusto diventa una forma di protezione.

Perché finché non cominciamo possiamo continuare a immaginare che, quando finalmente lo faremo, tutto andrà come desideriamo.

Non dobbiamo ancora confrontarci con la possibilità di sbagliare, incontrare difficoltà o non ottenere immediatamente il risultato sperato.

La paura non si presenta sempre dicendo: «Ho paura». A volte si presenta dicendo: «Non è il momento giusto».

Quella voce che ci dice: «Non sei abbastanza»

Nel mio percorso personale ho imparato a riconoscere una dinamica che, per molto tempo, ha influenzato alcune delle mie scelte.

Prima ancora di valutare concretamente una possibilità, dentro di me si attivava una voce giudicante.

Una voce che metteva in dubbio le mie capacità.

Non sei abbastanza preparata.

Non sei all'altezza.

E se non riuscissi?

E se gli altri ti giudicassero?

Poi arrivavano le ragioni per rimandare.

Il tempo che mancava. Gli impegni già presi. La fatica. Le risorse economiche.

Motivi talvolta assolutamente reali, ma che potevano diventare anche un modo per non affrontare la paura di espormi.

Le scuse diventavano ragioni. E le ragioni finivano per sembrare ostacoli insuperabili.

Ho lavorato molto su questi aspetti di me.

Tuttavia, quella voce, qualche volta, torna ancora.

Oggi, però, riesco più spesso a riconoscerla.

Posso ascoltarla senza considerare necessariamente vere tutte le cose che mi racconta.

Posso domandarmi che cosa stia cercando di proteggere.

E soprattutto posso scegliere se lasciare che sia lei a decidere oppure concedermi la possibilità di provare.

Perché ho imparato qualcosa che ha fatto una grande differenza nella mia vita:

non devo aspettare di sentirmi completamente pronta per fare qualcosa che per me conta.

La paura di sbagliare e il bisogno di essere perfetti

A volte, dietro la difficoltà di iniziare, si nasconde anche il timore di non riuscire a fare le cose abbastanza bene.

Forse riconosci questa sensazione.

Hai un progetto che ti entusiasma, ma continui a perfezionarlo senza mai sentirti pronta o pronto a condividerlo.

Vorresti modificare le tue abitudini alimentari, ma aspetti il periodo in cui potrai seguire tutto alla perfezione.

Desideri iniziare un'attività fisica, ma ti scoraggi ancora prima di cominciare perché temi di non riuscire a essere costante.

Come se dovessi eliminare ogni possibilità di errore prima di concederti di agire.

Da dove arriva questo bisogno di perfezione?

Le origini possono essere diverse.

Per alcune persone può avere a che fare con esperienze nelle quali il riconoscimento ricevuto dipendeva soprattutto dai risultati.

Un buon voto che non sembrava mai abbastanza.

Un lavoro ben fatto nel quale qualcuno notava immediatamente ciò che mancava.

Un successo accolto con un nuovo traguardo da raggiungere.

Esperienze che, in alcuni casi, possono contribuire a costruire la convinzione che il nostro valore dipenda da ciò che riusciamo a ottenere.

E allora l'asticella si alza continuamente.

Cerchiamo di essere sempre più preparati, più competenti, più sicuri.

Ma più pretendiamo da noi stessi, più diventa difficile accettare il rischio di non riuscire perfettamente.

Così rimandiamo.

Non perché il desiderio sia poco importante.

Ma perché il timore di sbagliare finisce per diventare più forte della voglia di provarci.

Eppure, non dobbiamo essere impeccabili per concederci la possibilità di migliorare.

Possiamo imparare, modificare una strategia, riprovare.

E scoprire che anche un risultato diverso da quello immaginato può insegnarci qualcosa di prezioso.

Se so già che cosa dovrei fare, perché non lo faccio?

Questa è una delle domande che incontro più frequentemente nella mia attività di LifeStyle Coach e Counselor Nutrizionale e Comportamentale.

Molte persone sanno già che cosa potrebbe aiutarle a stare meglio.

Conoscono l'importanza di un'alimentazione equilibrata, del movimento, del sonno e della gestione dello stress.

Sanno che alcune abitudini non le stanno sostenendo.

Riconoscono il bisogno di dedicare maggiore attenzione a se stesse, alle proprie relazioni o a un cambiamento che desiderano da tempo.

Eppure, faticano a passare all'azione.

Perché?

Perché sapere che cosa ci farebbe bene non significa automaticamente riuscire a farlo.

Le nostre abitudini sono familiari e, proprio per questo, rassicuranti. Anche quando non ci permettono di vivere come vorremmo.

Cambiare richiede attenzione, energia e disponibilità ad affrontare una certa dose di incertezza.

Quando siamo già stanchi, stressati o sovraccarichi, può diventare ancora più difficile.

Non è necessariamente pigrizia. E non possiamo ridurre tutto a una questione di forza di volontà.

Dietro la difficoltà di agire possono esserci emozioni, convinzioni, aspettative, abitudini consolidate e risorse momentaneamente limitate.

Per questo, prima di chiederci come fare di più, qualche volta abbiamo bisogno di comprendere che cosa ci sta impedendo di fare ciò che desideriamo.

Non per trovare nuove giustificazioni, ma per individuare possibilità diverse.

Perché il cambiamento non nasce sempre da uno sforzo maggiore. Qualche volta nasce da una strategia migliore.

Non ho tempo. Oppure non ho più energie?

«Non ho tempo.»

È una frase che ascolto continuamente.

E so bene che, in molti casi, descrive una difficoltà reale.

Il lavoro, la famiglia, le relazioni, gli imprevisti e le responsabilità possono occupare gran parte delle nostre giornate.

Ma vorrei proporti una riflessione.

A volte non ci manca soltanto il tempo. Ci mancano le energie per utilizzarlo come vorremmo.

Possiamo avere finalmente un pomeriggio libero e non riuscire a dedicarlo a qualcosa che desideriamo.

Possiamo arrivare al fine settimana esausti, con tanti propositi e pochissimo slancio.

In questi casi, dirci semplicemente che dobbiamo organizzarci meglio potrebbe non essere sufficiente.

Forse abbiamo bisogno di comprendere dove stanno andando le nostre risorse.

Che cosa ci sta assorbendo?

Quali impegni continuiamo ad assumerci per abitudine o per senso del dovere?

Quali esperienze, invece, potrebbero aiutarci a recuperare energia?

E soprattutto:

Come decido che cosa merita davvero il mio tempo?

È una domanda che considero fondamentale.

Perché il tempo non riguarda soltanto ciò che facciamo, ma anche il valore che attribuiamo alle nostre scelte.

E il posto che decidiamo di riservare a noi stessi nella nostra vita.

C'è una convinzione che incontro spesso, soprattutto nelle persone abituate a prendersi cura di tutti: l'idea che dedicare tempo a sé significhi sottrarlo alla famiglia, al lavoro o alle persone che amiamo.

Ma quando arriviamo continuamente per ultimi, che cosa accade alle nostre energie e alla qualità della nostra presenza?

Prenderci cura di noi può essere anche un modo per prenderci cura delle nostre relazioni.

Non significa diventare egoisti.

Significa riconoscere che anche noi facciamo parte delle persone delle quali desideriamo prenderci cura.

Perché aspettare che diventi urgente?

Quante volte iniziamo a occuparci seriamente di qualcosa soltanto quando la vita ci mette con le spalle al muro?

Quando la stanchezza diventa difficile da sostenere.

Quando il nostro corpo manifesta segnali che non possiamo più ignorare.

Quando una relazione arriva a un punto critico.

Quando una situazione che abbiamo tollerato a lungo diventa insostenibile.

Improvvisamente troviamo il tempo, riorganizziamo gli impegni e cambiamo le priorità.

Naturalmente non possiamo prevenire ogni difficoltà. E non tutto dipende dalle nostre scelte.

Ma questa osservazione mi porta a una domanda che sento particolarmente vicina al mio modo di lavorare:

Perché aspettare di stare male per cominciare a prenderci cura di come desideriamo stare?

Possiamo scegliere di dedicarci attenzione anche quando le cose funzionano.

Per preservare le nostre energie, coltivare relazioni significative e costruire abitudini protettive.

È una delle ragioni per cui considero lo stile di vita una dimensione così importante.

Non riguarda soltanto l'alimentazione, il movimento o il riposo.

Riguarda anche il modo in cui viviamo le nostre giornate, affrontiamo le difficoltà, gestiamo le emozioni e scegliamo di utilizzare il nostro tempo.

Non dobbiamo necessariamente aspettare che qualcosa si rompa per decidere di prendercene cura.

La fiducia in noi stessi cresce anche attraverso l'azione

Vorrei tornare, per un momento, alla mia esperienza personale.

Perché c'è qualcosa che ho scoperto proprio quando ho cominciato a concedermi la possibilità di agire, nonostante le resistenze.

Non è stato aspettando di sentirmi più sicura che ho costruito fiducia in me stessa. È stato scegliendo di agire anche quando quella sicurezza ancora mi mancava.

Ogni volta che mi sono messa alla prova, nonostante la voce giudicante, ho potuto vivere un'esperienza nuova.

Scoprire risorse che non sapevo di possedere.

Riconoscere capacità che tendevo a sottovalutare.

Sperimentare la soddisfazione di aver scelto di non rinunciare.

È così che, esperienza dopo esperienza, ho visto crescere la mia autostima e la fiducia nelle mie possibilità.

Non perché la paura fosse scomparsa.

Ma perché avevo cominciato a costruire esperienze capaci di raccontarmi qualcosa di diverso da ciò che quella voce continuava a ripetere.

Oggi, guardando indietro, mi accorgo che le scelte che avevo tanto esitato ad affrontare mi hanno spesso regalato soddisfazioni importanti.

E mi hanno insegnato qualcosa che considero prezioso.

Il momento giusto non sempre si riconosce prima di agire. Qualche volta lo scopriamo soltanto dopo aver avuto il coraggio di viverlo.

Perché possiamo riflettere a lungo sulle nostre capacità, sulle paure e sulle possibilità che abbiamo davanti.

Ma ci sono risorse che impariamo a riconoscere pienamente soltanto quando ci concediamo di utilizzarle.

E ci sono forme di fiducia che non nascono dalle rassicurazioni.

Nascono dall'esperienza di esserci riusciti, dopo aver pensato di non esserne capaci.

Dal sapere al fare: quando il cambiamento diventa possibile

Nel corso degli anni ho avuto l'opportunità di accompagnare centinaia di persone nell'affrontare trasformazioni e cambiamenti legati alle diverse fasi della loro vita.

Ho incontrato storie molto differenti.

Persone che desideravano recuperare energia e fiducia nel proprio corpo.

Altre che cercavano un nuovo equilibrio nelle abitudini quotidiane.

Persone che attraversavano cambiamenti familiari, relazionali o professionali.

Altre ancora che sentivano di essersi allontanate da ciò che per loro era davvero importante.

Esperienze che mi hanno insegnato quanto ogni cambiamento sia personale.

E quanto sia importante non fermarsi soltanto a ciò che una persona desidera ottenere, ma comprendere anche che cosa sta vivendo mentre cerca di raggiungerlo.

Oggi integro le mie competenze di LifeStyle Coach e Counselor con l'esperienza maturata nell'ambito degli stili di vita, accompagnando le persone a riconoscere le proprie risorse e ad affrontare con maggiore consapevolezza le trasformazioni che stanno vivendo.

Il mio obiettivo è aiutarle a trasformare ciò che sanno in ciò che riescono concretamente a fare.

Perché spesso non abbiamo bisogno di accumulare altre informazioni.

Abbiamo bisogno di comprendere perché quelle che già possediamo non stanno diventando parte della nostra vita.

Di riconoscere le convinzioni che ci limitano, ascoltare le emozioni che accompagnano le nostre scelte e individuare strategie sostenibili.

Non attraverso cambiamenti imposti o modelli uguali per tutti.

Ma costruendo possibilità realistiche, coerenti con i bisogni, i valori e le risorse di ciascuno.

È tra le pieghe delle nostre giornate che il cambiamento deve diventare possibile.

Nelle piccole decisioni.

Nelle abitudini che scegliamo di coltivare.

Nel modo in cui impariamo a rispondere alle difficoltà.

Perché il cambiamento autentico non riguarda soltanto ciò che desideriamo diventare.

Riguarda anche ciò che scegliamo di fare, oggi, per avvicinarci a quella possibilità.

E se il momento giusto fosse quello che scegli di costruire?

Vorrei concludere tornando a quella frase che, per tanto tempo, ho utilizzato anch'io.

«Non è il momento giusto.»

Oggi, quando mi accorgo di pensarla, cerco di fermarmi un istante.

Non per obbligarmi a fare qualcosa.

Ma per comprendere che cosa si nasconde dietro quelle parole.

Sono davvero troppo stanca?

Ho bisogno di recuperare energie?

Oppure sto cercando di evitare una difficoltà?

Ho paura di non riuscire?

Sto aspettando di sentirmi pronta perché temo di non essere abbastanza?

E soprattutto:

Che cosa mi costerà continuare a rimandare?

Sono domande che mi aiutano a osservare le mie scelte con maggiore consapevolezza.

E che oggi propongo anche alle persone che accompagno.

Vorrei invitarti a fare lo stesso.

Pensa a qualcosa che desideri da tempo.

Qualcosa che potrebbe migliorare la qualità della tua vita.

Potrebbe essere un'abitudine da modificare, un'attività da riprendere, una decisione da affrontare o uno spazio da dedicare finalmente a te.

Ora prova a chiederti:

Che cosa sto aspettando davvero?

Quale difficoltà temo di incontrare?

Quale prezzo sto già pagando continuando a rimandare?

E quale piccolo gesto potrebbe aiutarmi a cominciare?

Non cercare subito la soluzione perfetta.

Cerca una possibilità concreta, qualcosa che tu possa scegliere nelle condizioni in cui ti trovi oggi.

Perché non sempre possiamo decidere quando la vita diventerà più semplice.

Ma possiamo imparare a riconoscere quando è arrivato il momento di dare valore anche a ciò che desideriamo per noi.

Non aspettare il momento giusto. Fai del tuo meglio per rendere giusto il momento.

Non significa ignorare le difficoltà.

Significa smettere di considerarle sempre una ragione sufficiente per rinunciare.

Significa riconoscere che anche un'azione piccola, imperfetta, proporzionata alle nostre possibilità può avere un valore.

E che, qualche volta, ciò che ci separa dal cambiamento non è la mancanza di tempo.

È il coraggio di concederci la possibilità di cominciare.

Perché il tempo passa comunque. La differenza sta anche in ciò che scegliamo di coltivare mentre passa.

Se senti che è arrivato il momento di occuparti anche di te

Forse ti riconosci in alcune di queste riflessioni.

Sai che cosa desidereresti cambiare, ma continui a rimandare.

Oppure hai già provato più volte, senza riuscire a costruire quella continuità che vorresti.

Non sempre abbiamo bisogno di chiedere di più a noi stessi.

A volte abbiamo bisogno di comprendere meglio ciò che ci trattiene e di trovare strategie diverse per andare avanti.

Con Progetto AutentiKa accompagno le persone a trasformare la consapevolezza in scelte e abitudini concrete, attraverso un percorso di LifeStyle Coaching che tiene conto della persona nella sua interezza.

Perché il cambiamento che desideriamo non deve necessariamente aspettare una vita diversa.

Può cominciare proprio dalla vita che stiamo vivendo.

Se desideri esplorare insieme da dove iniziare, possiamo cominciare da una conversazione.

Stefania Pagnoncelli

Stefania

Stefania Pagnoncelli
Coach & Counselor
LifeStyle & Longevity Advisor – Metodo Ongaro®
Founder Progetto AutentiKa

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